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I danni biologici di una società elettrificata

La dirty electricity (letteralmente: “elettricità sporca”) è un inquinante artificiale ubiquitario all’interno di tutti gli ambienti dotati di impianti elettrici e strumentazioni elettroniche; questo flusso elettrico “sporco” scorre lungo i fili dell’impianto, i quali diventano fonti di irradiazione elettromagnetica.

Per dirty electricity si intendono tutti quegli “impulsi elettromagnetici transitori ad alta tensione e ad alta frequenza”, generati dalle interruzioni e dalle commutazioni di corrente all’interno della rete elettrica domestica;

Questi impulsi ad alta frequenza (HFVT) si verificano ovunque nei fili elettrici, sia all’interno che all’esterno degli edifici e sono generati dalle interruzioni del flusso di corrente dagli scambi della corrente alternata in continua e viceversa; in pratica, dai cavi elettrici della linea domestica si irradiano impulsi elettrici ad alta frequenza che possono non essere presenti nella normali onde sinusoidali della corrente. La dirty electricity cavalca letteralmente l’onda sinusoidale della corrente alternata domestica a 60 Hz e genera impulsi elettrici che hanno frequenze comprese tra 2-100 KHz (2-100.00Hz).

E’ molto probabile che questa forma di elettrosmog sia sempre stata presente, sin dagli esordi dell’elettrificazione ambientale e che la sua aggressività si sia amplificata con l’aumento massivo dell’utilizzo di tecnologie elettriche ed elettroniche.

Gran parte delle elettroniche moderne garantiscono virtualmente la creazione di alti livelli di dirty electricity, dal momento che la maggior parte di esse usano commutatori elettrici e molti dispositivi elettrici sono stati specificatamente disegnati per operare interrompendo il flusso elettrico:

  • Variatori di luminosità: interrompono la corrente 120 volte al secondo.
  • Lampade alogene.
  • Trasformatori elettrici.
  • Lampade a basso consumo: esse generano inoltre frequenze radio e contengono mercurio tossico e che interrompono la corrente fino a 20.000 volte al secondo.
  • Router wireless.
  • Computer.
  • Fotocopiatrici.
  • Lettini abbronzanti.
  • Ogni impianto fotovoltaico residenziale o commerciale genera livelli elevati di dirty electricity.
  • I livelli più alti di dirty electricity si riscontrano vicino ai ripetitori cellulari.

Gli impulsi, attraverso il fenomeno dell’induzione elettromagnetica vanno ad investire gli abitanti di un determinatospazio abitativo, sia esso domestico che lavorativo. La dirty electricity ambientale si accoppia capacitivamente con il corpo umano e induce correnti elettriche nel corpo grazie ad un trasferimento d’energia elettrica tramite induzione elettrostatica. È intuitivo comprendere che l’elettrificazione costante di un sistema biologico non sia una situazione ottimale per la salute di quest’ultimo.

L’esposizione ai Campi Elettro-Magnetici artificiali (CEM) rappresenta un’aggressione subdola, in quanto incolore, inodore e silenziosa, ma è ormai un dato conclamato, che, oltre ai danni provocati dall’esposizione ai radicali liberi prodotti dalla ionizzazione ambientale dell’aria, un tessuto elettrificato venga sottoposto a fenomeni di ossidazione e acidificazione interna. A fronte di questa aggressione, il corpo mette in atto le sue difese e quando i nostri meccanismi di allarme si attivano in continuazione, si assiste ad un sovraccarico funzionale, cioè al danno da stress (sindrome da stress cronico) e uno stress cronico produce inevitabilmente acidosi. Lo stress patogeno generato da una qualità energetica ambientale scadente è stato riconosciuto ormai da molti anni anche dall’OMS che parla chiaramente di Sick Building Syndrome (Lett: Sindrome dell’edificio malato).

Vi riporto a riguardo, uno stralcio di un articolo pubblicato nella rivista “New Scientist” il 27 maggio 1976:

“L’interessante nozione secondo cui campi elettrici deboli possono condizionare il comportamento animale è corroborata da uno studio di due biologi del Brain Reasearch Institute di Los Angeles. Resta un mistero quali siano i precisi meccanismi che causano questi effetti. I campi elettromagnetici sono troppo bassi per innescare potenziali elettrici nelle sinapsi delle cellule nervose ma sta aumentando costantemente l’intolleranza biologica ai campi elettrici deboli e di bassa frequenza e ciò è dovuto al fatto che le loro fonti principali sono i cavi delle linee elettriche. Pertanto esistono grandi preoccupazioni sui possibili rischi per la salute”.

CEM artificiali e soprattutto la dirty electricity sono innegabilmente agenti di stress cronico esogeno e possono essere co-responsabili di molti dei disturbi che affliggono le popolazioni elettrificate. Il nostro sistema nervoso comunica attraverso segnali elettrici poco intensi e a bassa frequenza, perciò l’esposizione a interferenze elettromagnetiche non biocompatibili rappresenta un’aggressione anche per il nostro stato psico-emotivo e per la qualità del nostro riposo notturno.

tratto da Aeteres